{"id":99,"date":"2005-12-27T19:28:00","date_gmt":"2005-12-27T19:28:00","guid":{"rendered":"http:\/\/blog.michelerossi.it\/?p=99"},"modified":"2005-12-27T19:28:00","modified_gmt":"2005-12-27T19:28:00","slug":"il-velista-ed-il-vento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.michelerossi.it\/?p=99","title":{"rendered":"Il velista ed il vento"},"content":{"rendered":"<div align=\"center\"><object classid=\"clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000\" codebase=\"http:\/\/fpdownload.macromedia.com\/pub\/shockwave\/cabs\/flash\/swflash.cab#version=6,0,0,0\" width=\"150\" height=\"80\" id=\"sappiche\" align=\"middle\"><param name=\"allowScriptAccess\" value=\"sameDomain\" \/><param name=\"movie\" value=\"https:\/\/www.michelerossi.it\/media\/unici\/fotorespiromare\/sappiche.swf\" \/><param name=\"quality\" value=\"high\" \/><param name=\"bgcolor\" value=\"#FFFFFF\" \/><embed src=\"https:\/\/www.michelerossi.it\/media\/unici\/fotorespiromare\/sappiche.swf\" quality=\"high\" bgcolor=\"#FFFFFF\" width=\"150\" height=\"80\" name=\"sappiche\" align=\"middle\" allowScriptAccess=\"sameDomain\" type=\"application\/x-shockwave-flash\" pluginspage=\"http:\/\/www.macromedia.com\/go\/getflashplayer\" \/><\/object><br \/><font size=\"-2\" color=\"#CCCCCC\">Gianmaria Testa: Sappi che tutte le strade.<\/font><\/div>\n<p><\/p>\n<div align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.michelerossi.it\/media\/unici\/fotorespiromare\/ilvelistaedilvento.jpg\" Imagesize><\/div>\n<p>\u00c8 l&#8217;inizio di un romanzo. Che scriver\u00f2.<\/p>\n<p>Si intitoler\u00e0 proprio cos\u00ec: Il velista ed il vento. Nasce da una semplice constatazione. Che un uomo di mare, nato a pochi metri dal Mar Ligure e vissuto sempre a ridosso delle onde, in attesa di brezze e fortuna, non pu\u00f2 non amare il vento e non conoscere la rosa. La rosa dei venti, ovviamente.<\/p>\n<p>\u00c8 il disegno di un fiore che segnala, ai naviganti, in base alla direzione dalla quale proviene, la tipologia di vento che sta soffiando. In seguito a ci\u00f2 il buon marinaio decider\u00e0 verso quale rotta dirigere la prua della propria imbarcazione. Quale viaggio fare, nel rispetto degli elementi naturali che sono i suoi amati amici ed, insieme, i pericoli da cui guardarsi. A chiunque vada per mare la prima regola che si insegna \u00e8 quella di averne rispetto e timore. Che la sera pu\u00f2 essere calmo, tanto invitante da far dimenticare di prendere le giuste precauzioni in merito alla navigazione ed all&#8217;ormeggio. E, la mattina, pu\u00f2 diventare, in men che non si dica, furioso come solo Eolo sa essere quando le circostanze lo inducono a perdere la propria serenit\u00e0, abbattendosi con violenza sulle acque. Infatti, \u00e8 chiaro che la forza del mare dipende esclusivamente da quella del vento che lo lambisce.<\/p>\n<p>Io sono un velista. Ho passato diversi anni a regatare, imparando a veleggiare da autodidatta, a bordo di un Laser, una piccola deriva di quattro metri che acquistai una decina di anni fa e che, al momento, riposa sotto un albero del mio giardino. Presto, molto presto, vorrei nuovamente mettere in acqua la mia piccola barca a vela che battezzai, a suo tempo, &#8220;Fuji via&#8221;. Dopo anni di deriva, nel &#8217;99, mi sono iscritto ad un corso per cabinati presso il CVC, il Centro Velico di Caprera, una grande scuola velica con base sulla omonima e meravigliosa isola sarda. Dopo il primo corso ne ho fatti molti altri ed, in seguito, ho capito che, per me, una delle pi\u00f9 belle esperienze, \u00e8 quella di percorrere miglia marine nell&#8217;eplorazione di baie, porti, fari e, sopra tutto, del mare. Da allora molte delle mie vacanze pi\u00f9 belle le ho passate veleggiando lungo il Mediterraneo. Ho trascorso giornate intere senza vedere la costa, sospinto, insieme al mio equipaggio, dal solo piacere di navigare e dalla curiosit\u00e0 per i percorsi del vento.<\/p>\n<p>Vento da misurare, da conoscere, da interpretare. Vento da ascoltare e da farsi accarezzare ad occhi chiusi per meglio intenderene la provenienza ed i salti, timonando di giorno e di notte. Per ottimizzare la portanza di fiocco e randa. Quando l&#8217;intensit\u00e0 del vento oltrepassava i 30 nodi, \u00e8 stato anche necessario issare una tormentina, piccolissima vela triangolare, per non scuffiare e trovarsi a mare con conseguenze ben poco auspicabili. Nel mio navigare ho anche affrontato due burrasche. Per coloro ai quali questa parola, <i>&#8220;burrasca&#8221;<\/i>, talvolta ascoltata durante i bollettini Metomar alla radio, dice poco, io posso solo raccontare che, trovarsi nel mezzo di un evento atmosferico di tale intensit\u00e0, \u00e8 un po&#8217; come infilare la testa dentro il ciclo di risciacquo di una lavatrice. Si perde ogni riferimento relativamente alla propria posizione e, spesso, tutti gli strumenti elettronici smettono di funzionare. La barca diventa quasi completamente ingovernabile. Di notte, poi, vivere una burrasca, come mi accadde l&#8217;anno passato, \u00e8 ancora peggio, perch\u00e8 il buio ed i lampi incrementano il pericolo. Ecco, il pericolo. Il pi\u00f9 grande, oltre ai fulmini che possono spezzare in due l&#8217;imbarcazione, \u00e8 quello, trovandosi troppo vicini alla costa, di andare a scogli e ben pochi marinai si sono salvati in una simile circostanza.<\/p>\n<p>Da ci\u00f2 ne consegue che il saggio marinaio non dovrebbe mai, mai e poi mai, farsi sorprendere dalla burrasca e, se la sua barca si trova in porto, \u00e8 buona cura assicurarla con grande perizia, rafforzando gli ormeggi. Se, poi, la banchina alla quale si \u00e8 ormeggiati non \u00e8 ben ridossata, il consiglio \u00e8 di condurre lo scafo in mare aperto, navigando di conserva con l&#8217;ausilio di un&#8217;ancora galleggiante, in attesa che la burrasca passi.<\/p>\n<p>L&#8217;insegnamento pi\u00f9 grande per chi, come me, ha avuto la fortuna di portare a casa la pellaccia, dopo l&#8217;incontro con una burrasca, \u00e8 quello avere ancora pi\u00f9 rispetto verso il vento e le sue bizze per averne avuto una conoscenza cos\u00ec intensa e ravvicinata. E di apprezzarne tutte le forze. Dalla pi\u00f9 debole alla pi\u00f9 potente.<\/p>\n<p>Amo il vento. Non potrebbe essere che cos\u00ec, dopo anni trascorsi a studiarlo, aspettandolo con ansia nei momenti di calma piatta. Dopo molte e molte uscite in mare per farmelo amico e tentare di incanalarlo dentro le vele, al fine di ottimizzare il mio navigare, sono certo che le sue carezze ed i suoi schiaffi sono stati e saranno sempre, per me, l&#8217;energia che muove il mio cuore.<\/p>\n<p>Se e quando il vento amer\u00e0 me, vorr\u00e0 dire che tutto l&#8217;allenamento che ho svolto non \u00e8 stato inutile. Che la mia vita non sar\u00e0 stato un romanzo vano.<\/p>\n<p>Mi sono spiegato, le vele?<\/p>\n<p>The answer, my friend, is blowin&#8217; in the wind.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gianmaria Testa: Sappi che tutte le strade. \u00c8 l&#8217;inizio di un romanzo. Che scriver\u00f2. Si intitoler\u00e0 proprio cos\u00ec: Il velista ed il vento. 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