{"id":238,"date":"2007-08-02T01:41:00","date_gmt":"2007-08-02T01:41:00","guid":{"rendered":"http:\/\/blog.michelerossi.it\/?p=238"},"modified":"2007-08-02T01:41:00","modified_gmt":"2007-08-02T01:41:00","slug":"un-salto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.michelerossi.it\/?p=238","title":{"rendered":"Un salto"},"content":{"rendered":"<div align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.michelerossi.it\/media\/unici\/fotorespiromare\/20d_1082.jpg\"><\/div>\n<div align=\"right\"><i><font size=\"-2\" color=\"#999999\">Nel vuoto &copy; 2007<\/font><\/i><\/div>\n<p>Erano due spermatozoi, in origine. Solo due crudi spermatozoi. E non conoscevano ancora la colla vinilica. Eppure, chi l&#8217;avrebbe scritto, che le loro scie si sarebbero incollate nel corso della loro esistenza parallela su questo folle pianeta? La loro vita, lo si intese da subito, dalle prime voraci poppate, mica sarebbe stata figlia dei condizionali. Mi piacerebbe, ti regalerei un sorriso, vorrei ma non posso. Ma che, scherziamo? Si. Meglio, scherziamo ma prendendoci davvero sul serio. Questo concetto lo imparai andando alle lezioni serali di apnea cosmica. Trattasi della <a href=\"http:\/\/respiromare.splinder.com\/post\/9936995\">&#8220;Lesson namber uan: prendersi sul serio, sempre.&#8221;<\/a>. Cos\u00ec, dopo tante poppate, dopo tante costruzioni coi lego, dopo tanti giri del mondo in monopattino, accadde, una sera d&#8217;estate di cento anni fa, che un paio di braghe color banana ed un altro paio, blu e lise da troppi bucati, si abbracciarono. E mica fu un abbraccio qualsiasi. Fu di pi\u00f9. Pi\u00f9 di qualsiasi condizionale, passato remoto e congiuntivite acuta. Praticamente fu come quando uno si aggrappa ad un ramo di realt\u00e0 mentre uno tzunami di &#8220;<i>se e forse e chiss\u00e0 chi lo sa<\/i>&#8221; sta gi\u00e0 piegando le sue gambe. Ed il ramo rispose, da par suo, aggrappandosi alle braccia e stringendole a s\u00e8, forte forte forti. Non si sa chi dei due fosse il ramo e chi le braccia e non importa saperlo, in questa storia d&#8217;altri tempi.<\/p>\n<p>I tempi, ecco, che poi me ne scordo, diciamo subito dei tempi. I tempi erano maturi. Pi\u00f9 ancora dei tempi lo furono i ritmi. Anzi, no. Il ritmo, al singolare. Il ritmo di questi spermatozoi singolarmente evolutisi in donna e uomo. Mic e Mic. Diabolmic ed Evacant. Un ritmo di rara complicit\u00e0, su tutto proprio tutto, era quello che erano riusciti a costruire, un po&#8217; come fanno la gamba destra con la gamba sinistra, quando non dormono. Come quando decidono di saltare da un muretto. Quel muretto, proprio quello della foto. Una segu\u00ec l&#8217;altra e viceversa, tenendosi senza trattenersi. Perch\u00e8, \u00e8 chiaro, bianco pi\u00f9 del bianco, che lo sapevano, scegliendo di scegliersi, tra miliardi di combinazioni possibili (<i>della serie le stelle sono tante e cos\u00ec via<\/i>), che sarebbe stato un salto. Un salto dentro il vuoto di un secchio riempito, in seguito, di colla vinilica che, nell&#8217;incollarli, avrebbe anche mischiato le carte. Sopra tutto quelle con seme di cuori. Allora, all&#8217;epoca del salto, cent&#8217;anni addietro, per\u00f2 mica lo sapevano. Sapevano solo che le patate sono buone, a sbucciarle insieme. Ah. E, poi, anche, che nel mare si trovano tutte le risposte del mondo, nascoste dentro una grotta profonda profonda, di quelle che ci vuole un grande allenamento, per raggiungerla, in apnea. Non ci sono bombole che tengano. Infatti il meccanismo di apertura della grotta, al minimo rumore di bolle, farebbe scattare l&#8217;allarme. Altra cosa: per entrare necesse est essere in due, dotati di monopinna. Gli ego non sono ammessi, per decreto di Nettuno, in persona.<\/p>\n<p>Non ci son mazzi. Certe storie oggi non accadono pi\u00f9 che, a guardare per strada e dentro le vetrine, vi sono troppe innaturali compiacenze per permettere a due ex-spermatozoi con un unico desiderio nella pancia di viversi tanto intensamente da riuscire a camminarsi sul livello del mare. Ma cent&#8217;anni fa era diverso. Certi incontri erano figli del sempre. E lo intuivi da subito. Io me lo ricordo, com&#8217;era. Non esistevano i baci in affitto, le third laif, i fastfud  di pillole e neanche le collezioni di farfalle vendute via emeil. Quando incontravi l&#8217;amore (con la E maiuscola) ti sentivi in cima al monte Mitikas. E sapevi che, nonostante gli eventi avrebbero potuto dividerti dal tuo spermatozoo gemello, ne sarebbe sempre valsa la pena, di tuffarsi dentro il pi\u00f9 dentro del noi. Fosse stato anche solo per un giorno, da trascorrere dentro una stanza di colore mare adiacente ad una terrazza vista paradiso.<\/p>\n<p>Senza dubbio alcuno: rimane qualcosa di tenerissimo, da raccontare alle generazioni di spermatozoi che verranno, la storia di quel salto. Chi sa se certe storie accadono ancora, oggi, nel 2107. Ora che la luna \u00e8 andata sull&#8217;uomo, i vulcani sono rimasti l&#8217;unico luogo dove vivere senza morire di freddo ed i telefonini con il teletrasporto sono diventati un gadget sorpassato. In quella grotta, l\u00e0, sul fondo del fondo del mare, pare vi siano ancora tracce di colla vinilica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel vuoto &copy; 2007 Erano due spermatozoi, in origine. Solo due crudi spermatozoi. E non conoscevano ancora la colla vinilica. Eppure, chi l&#8217;avrebbe scritto, che le loro scie si sarebbero incollate nel corso della loro esistenza parallela su questo folle pianeta? 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