{"id":171,"date":"2006-11-15T04:03:00","date_gmt":"2006-11-15T04:03:00","guid":{"rendered":"http:\/\/blog.michelerossi.it\/?p=171"},"modified":"2006-11-15T04:03:00","modified_gmt":"2006-11-15T04:03:00","slug":"laquilone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.michelerossi.it\/?p=171","title":{"rendered":"L&#8217;aquilone"},"content":{"rendered":"<div align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.michelerossi.it\/media\/unici\/fotorespiromare\/IMG_7086.jpg\"><\/div>\n<div align=\"right\"><i><font size=\"-2\" color=\"#999999\">Aquilone &#8211; &copy; 2006<\/font><\/i><\/div>\n<p>Era un uomo qualsiasi, il signor Lino Fasez. Perfettamente mimetizzato nella sua divisa da omino di Magritte. Senza bombetta, per\u00f2. Lo si sarebbe tranquillamente potuto definire il bravo cristo della porta accanto. Un ordinario sempre cordiale. Buongiorno e buonasera. Mai una calzino fuori posto. Con poche sfumature. Di quelli che &laquo;\u00c8 una cos\u00ec brava persona&raquo; e, in rari casi, &laquo;Un serial killer? E chi se lo sarebbe potuto immaginare?&raquo; esclamerebbe sbigottita la vicina intervistata con bigodini. Un fantasma, praticamente. Da 1227 euro al mese + corso d&#8217;aggiornamento sui regolamenti interni. Senza et\u00e0. Senza eccessi. Senza sogni, se non in comode rate. Poi, quel giorno&#8230; Era una mattina come tante, dietro a quella sua scrivania affollata di numeri e di pixel e di fretta. La giornata sarebbe scorsa fuligginosa e senza particolari sorprese, a parte una mosca rompipalle. La sera, come sempre, talkshow al plasma avrebbero tranquillizato la coscienza del signor Fasez, in un minestrone che, qualsiasi ingrediente ci mettessi, il sapore sarebbe stato lo stesso. Un po&#8217; surgelato. Un po&#8217;. Si, un  po&#8217; tutto e un po&#8217; niente. Via il condizionale. E torniamo al&#8230; Cos&#8217;era? Passato? Si. Ma alquanto imperfetto. Avevamo lasciato il signor Fasez seduto sulla seggiola girevole del suo ufficio. La giacca appoggiata sulla spalliera, la cravatta slacciata quel tanto. E cos\u00ec via. Si era gi\u00e0 sorbito la consueta dose di spam umano e disumano, quella mattina, quando, cliccando dentro un&#8217;email scrittagli con caratteri colorati, d&#8217;improvviso, fin\u00ec dentro un sito che gli present\u00f2 un&#8217;accozzaglia di fregnacce scritte ed immagini. Nello scorrerle prov\u00f2 un lieve senso di benessere. Si sbotton\u00f2 due bottoni della camicia. La cosa insolita, pens\u00f2, era che volevano vendergli niente, dentro quel sito. Con un residuo di diffidenza continu\u00f2, con sempre maggior curiosit\u00e0, a cliccare, scrollare e cliccare. Poi vide un&#8217;immagine che lo colp\u00ec. Vi era una spiaggia, il mare, qualche gabbiano a casaccio. Ed un aquilone, in decollo verticale, sospinto dal vento e dalle braccia di un uomo. &laquo;Ma porca paletta!&raquo; esclam\u00f2 &laquo;Quell&#8217;uomo sono io.&raquo; Ingrand\u00ec la foto. Si, si. Era proprio lui. Allora appoggi\u00f2, prima un dito, poi entrambi i palmi delle mani, premendoli appena, sul vetro del monitor. Si senti assorbito. Di pi\u00f9. Risucchiato. Completamente. In un baleno venne aspirato, a forza, da quell&#8217;arco di leggerezza. E si ritrov\u00f2 coi piedi nudi e bagnati dall&#8217;onda. Vento in faccia. Sorpresa dentro. Era diventato energia, solida e pura energia umana, traformandosi nel suo inconsapevole sogno a colori. I suoi pensieri in un aquilone. Senza un filo di incertezza lo segu\u00ec. Assassin\u00f2 le sue bonacce, con seriale tenacia.<br \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Aquilone &#8211; &copy; 2006 Era un uomo qualsiasi, il signor Lino Fasez. Perfettamente mimetizzato nella sua divisa da omino di Magritte. 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